Friday 03-04-2020

Nell'occhio del ciclone

Sono molto frustrata in questi giorni. Vorrei fare tante cose ma, a fine giornata, riesco a portare a termine un quarto di tutto quello che ho nella testa. Non credo di disperdere il mio tempo, ma anche mentre sono qui che scrivo gli input che arrivano sono tantissimi e l’attenzione continua a saltellare.

 

Davanti a me c’è Nathan, sta facendo i compiti, è un bambino intelligente e intuitivo, ma ha comunque necessità e desiderio che io resti qui seduta accanto a lui, non è ancora abbastanza grande e maturo, per cui, mentre io ho scritto una riga lui ha fatto una moltiplicazione, che mi chiede di controllare.

In tutto questo la fortuna è che almeno Morgana ha i nonni a tenerle compagnia, tra lavori in giardino, tentativi di cucina e giochi con l’acqua, lei è impegnata e non si mette di traverso tra me e lui perché vuole fare le cose dei grandi.

Anche dalla scuola dell’infanzia arrivano input di attività, ma ha tre anni e mezzo, e in quelle attività va accompagnata e condotta e a me sembra di non darle abbastanza importanza...e così mi trovo qui a saltellare senza, apparentemente, concludere nulla.

 

Dall’altra parte c’è mio marito, in città, da solo e, al di là del pensiero, c’è la nostalgia di quel bacio al mattino e quello al suo ritorno la sera, sono poco più di 19 anni che stiamo insieme, non siamo mai stati lontani per così tanto tempo, nemmeno nel nostro primo anno assieme, quando io ero a Padova all’università e lui a Trento a fare il Servizio Civile.

 

Lo so che non è una tragedia eh!C’è chi sta male sul serio, chi è ricoverato in ospedale e magari i suoi familiari non li può né vedere né sentire, ma sento quanto gli mancano i bambini, sento che gli manca metterli a letto la sera, una cosa che a me, in questi giorni pesa un po’, perché loro sono su di giri e, pur avendo costruito una nuova routine per questo periodo, non riesco mai ad addormentarli con serenità, sento che ci manchiamo.

 

Stiamo vivendo tutti una tempesta fortissima, la cosa più frustrante è non vedere la fine, continuare ad essere nell’occhio del ciclone e l’essere umano non è fatto per uno stress continuativo nel tempo, il nostro sistema nervoso va in affanno…oggi il mio sistema nervoso ha ceduto e, mentre passavamo dalle moltiplicazioni con il riporto ai verbi, ho pianto.

 

#andràtuttobene con pazienza, affrontando la frustrazione e la fatica.

 

Io sono uscita dieci minuti in giardino, ho lasciato che il sole mi scaldasse la schiena…sto un po’ meglio…dopo pranzo chiamerò Thomas e un’altra volta gli dirò quanto lo amo e quanto mi manca…come quando io ero a Padova e lui a Trento…usciremo dalla tempesta, provati ma più forti.

 

Immagine dal web: https://www.focus.it/ambiente/natura/nell-occhio-del-ciclone

Questo sito web utilizza i cookie. Maggiori informazioni sui cookie sono disponibili a questo link. Continuando ad utilizzare questo sito si acconsente all'utilizzo dei cookie durante la navigazione.
Ho capito